Un sistema anti-contraffazione

Il monito di Cia-Agricoltori Italiani

  Mercoledì, 10 Maggio, 2017 - 10:24

"La contraffazione agroalimentare non si combatte con la chiusura dei mercati. Per tutelare il Made in Italy dalle frodi, dalle infiltrazioni malavitose e dall’italian sounding, è necessaria una politica commerciale chiara, con la definizione di un sistema internazionale di concorrenza leale, regole di trasparenza comuni sull’origine del prodotto e una vera e propria alleanza con i consumatori".

Sono queste le parole di Cristina Chirico, responsabile per l’internazionalizzazione della Cia-Agricoltori Italiani, pronunciate in occasione di Milano Food City.

"Bisogna trasferire la lotta alla contraffazione alimentare in Unione europea - spiega Chirico -, dove è alta l’attenzione verso la difesa del consumatore, ma dove spesso prevalgono ancora gli interessi commerciali di una nazione, com’è successo di recente con l’etichetta a semaforo. In questo senso - secondo la dirigente Cia - occorre allargare lo spazio di azione al diritto comunitario, costruendo una chiara e univoca definizione di frode alimentare in grado di superare le notevoli differenze interpretative tra i vari stati membri. Allo stesso modo serve unire e armonizzare le attività di contrasto a livello europeo".

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"La contraffazione agroalimentare non si combatte con la chiusura dei mercati. Per tutelare il Made in Italy dalle frodi, dalle infiltrazioni malavitose e dall’italian sounding, è necessaria una politica commerciale chiara, con la definizione di un sistema internazionale di concorrenza leale, regole di trasparenza comuni sull’origine del prodotto e una vera e propria alleanza con i consumatori".

Sono queste le parole di Cristina Chirico, responsabile per l’internazionalizzazione della Cia-Agricoltori Italiani, pronunciate in occasione di Milano Food City.

"Bisogna trasferire la lotta alla contraffazione alimentare in Unione europea - spiega Chirico -, dove è alta l’attenzione verso la difesa del consumatore, ma dove spesso prevalgono ancora gli interessi commerciali di una nazione, com’è successo di recente con l’etichetta a semaforo. In questo senso - secondo la dirigente Cia - occorre allargare lo spazio di azione al diritto comunitario, costruendo una chiara e univoca definizione di frode alimentare in grado di superare le notevoli differenze interpretative tra i vari stati membri. Allo stesso modo serve unire e armonizzare le attività di contrasto a livello europeo".

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