Parmigiano e Grana contraffatti: 27 indagati

Residui di antibiotici, aflatossine e idrossido di iodio in forme destinate a ricevere il marchio di denominazione di origine

  Giovedì, 23 Marzo, 2017 - 13:10

Residui di antibiotici, aflatossine e idrossido di sodio in prodotti destinati a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop.

Sono queste le pesantissime accuse mosse dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, nei confronti di 27 persone, indagate nell'inchiesta che ruota attorno ad un presunto circuito di contraffazione nell'industria casearia.

12 persone sono accusate di associazione a delinquere "gravitante intorno alla Nuova Castelli Spa, con società sia nazionali che internazionali a essa collegate", impegnate a "commettere sul territorio nazionale ed internazionale i reati di frode nell'esercizio del commercio, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive ed emissione di fatture per operazioni parzialmente o totalmente inesistenti".

Il pm parla, senza mezzi termini, di "fraudolenta produzione e commercializzazione, nonché contraffazione di ingenti quantitativi di formaggio Parmigiano Reggiano Dop, mediante la miscelazione con prodotti similari, appositamente creati utilizzando le specifiche di caseificazione adottate per il prodotto originale".

Come se non bastasse dalle indagini è emerso un "utilizzo di fermenti lattici anche in numero superiore a quello consentito nella produzione di Grana padano Dop e vietati nella produzione del formaggio Parmigiano Reggiano Dop, nonché utilizzo di latte con residui di antibiotici e presenza superiore ai limiti di aflatossine".

Le carte parlano di ingenti quantitativi di prodotto sprovvisto dei requisiti previsti dal disciplinare (forme rigonfie, o vuote alla battitura a martello) che hanno ricevuto comunque la marchiatura a fuoco (destinate dunque, presumibilmente, alla commercializzazione come grattuggiato o porzionato).

Tra i reati ulteriormente contestati si annoverano: adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, colposa messa in commercio di sostanze alimentari nocive, frode nell'esercizio del commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, falsa perizia o interpretazione (per "aver indotto in errore il perito del gip nel corso dell'incidente probatorio fornendo falsa fattura contabile di fermenti lattici di rinforzo"), abuso d'ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.

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Residui di antibiotici, aflatossine e idrossido di sodio in prodotti destinati a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop.

Sono queste le pesantissime accuse mosse dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, nei confronti di 27 persone, indagate nell'inchiesta che ruota attorno ad un presunto circuito di contraffazione nell'industria casearia.

12 persone sono accusate di associazione a delinquere "gravitante intorno alla Nuova Castelli Spa, con società sia nazionali che internazionali a essa collegate", impegnate a "commettere sul territorio nazionale ed internazionale i reati di frode nell'esercizio del commercio, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive ed emissione di fatture per operazioni parzialmente o totalmente inesistenti".

Il pm parla, senza mezzi termini, di "fraudolenta produzione e commercializzazione, nonché contraffazione di ingenti quantitativi di formaggio Parmigiano Reggiano Dop, mediante la miscelazione con prodotti similari, appositamente creati utilizzando le specifiche di caseificazione adottate per il prodotto originale".

Come se non bastasse dalle indagini è emerso un "utilizzo di fermenti lattici anche in numero superiore a quello consentito nella produzione di Grana padano Dop e vietati nella produzione del formaggio Parmigiano Reggiano Dop, nonché utilizzo di latte con residui di antibiotici e presenza superiore ai limiti di aflatossine".

Le carte parlano di ingenti quantitativi di prodotto sprovvisto dei requisiti previsti dal disciplinare (forme rigonfie, o vuote alla battitura a martello) che hanno ricevuto comunque la marchiatura a fuoco (destinate dunque, presumibilmente, alla commercializzazione come grattuggiato o porzionato).

Tra i reati ulteriormente contestati si annoverano: adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, colposa messa in commercio di sostanze alimentari nocive, frode nell'esercizio del commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, falsa perizia o interpretazione (per "aver indotto in errore il perito del gip nel corso dell'incidente probatorio fornendo falsa fattura contabile di fermenti lattici di rinforzo"), abuso d'ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.

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Residui di antibiotici, aflatossine e idrossido di iodio in forme destinate a ricevere il marchio di denominazione di origine

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